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Endometriosi: finalmente riconosciuta tra le malattie invalidanti

Dopo anni di scarsa conoscenza, di risposte poco chiare e soprattutto di sofferenza per le donne, da pochi giorni l’endometriosi (malattia dell’età fertile di cui ne soffrono circa 150 milioni di donne nel mondo di cui 3 milioni in Italia) è stata finalmente riconosciuta tra le malattie croniche invalidanti.

Cos’è l’endometriosi?

È un’alterazione caratterizzata da isole di tessuto dell’endometrio (la mucosa che tappezza l’interno dell’utero) in zone diverse, come tube, ovaie, vescica, intestino, peritoneo (la membrana che riveste diversi organi presenti nell’addome) e, in casi più rari, in fegato e polmoni. Questo tessuto ectopico, ossia “fuori posto”, risponde agli ormoni sessuali come l’endometrio dell’utero. “A differenza di quanto accade nell’utero, però, le cellule e il sangue di questo tessuto endometriale non hanno la possibilità di essere eliminati dal corpo, il che può generare infiammazioni e produrre cisti, cicatrici e aderenze tra organi diversi”, spiega il ginecologo Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi.

Quali sono i sintomi dell’endometriosi?

“Il campanello d’allarme più frequente è il dolore pelvico molto forte (95% dei casi di endometriosi con sintomi), soprattutto durante i rapporti sessuali e in corrispondenza della fase mestruale” spiega il professor Signorile. Frequenti (10-30% dei casi) anche le formazioni di cisti ovariche, di fibromi o aderenze nelle tube e nel collo dell’utero, che se non sono eliminate chirurgicamente mettono a repentaglio la fertilità (30-40% dei casi). Ma alcune donne hanno disturbi aspecifici, che non sembrano direttamente collegabili ad un problema ginecologico: dolori alla schiena, stanchezza persistente, cistiti, disturbi intestinali, allergie diffuse e problemi digestivi, specie in fase mestruale. Tutto dipende dalle zone in cui il tessuto dell’endometrio si è annidato.

Perché è importante diagnosticare l’endometriosi precocemente?

Per prevenire le conseguenze, anche più serie, come la sterilità, è fondamentale la diagnosi precoce. “I sistemi tradizionali prevedono, oltre alla visita con un’eventuale ecografia, la risonanza magnetica e specifici esami del sangue per eseguire il dosaggio dei marcatori di malattia (i Ca 125 e Ca 19.9)”, spiega Signorile. Ma recentemente, i ricercatori della Fondazione italiana Endometriosi, guidati proprio dal professor Signorile, nello studio “A tissue specific magnetic resonance contrast agent, gd-amh, for Diagnosis of Stromal Endometriosis Lesions”, hanno dimostrato che legando l’Amh (ormone antimulleriano) al gladolinio, comunemente usato come mezzo di contrasto diagnostico, l’immagine della malattia nella risonanza magnetica viene potenziata, evidenziando anche le lesioni più piccole nei tessuti e in tutti gli organi che ne sono stati intaccati.

L’endometriosi si può curare?

Se lo specialista lo riterrà opportuno, in caso di forte sospetto di endometriosi consiglierà una laparoscopia, che agisce sia da sistema diagnostico sia da terapia. Si esegue in anestesia locale o generale, attraverso una piccola incisione nell’ombelico dove viene inserita una sottile sonda a fibre ottiche, che permette di verificare la sede e l’estensione dell’endometriosi. “Questo esame, sebbene invasivo, ha un vantaggio: se l’endometriosi è presente si può passare nella stessa fase, quindi immediatamente, alla cura rimovendo i focolai”, dice Signorile. I farmaci, invece, riducono i sintomi ma non curano la malattia in sé. Alcuni specialisti prescrivono la pillola anticoncezionale oppure altri farmaci, gli analoghi del Gnrh, che provocano uno stato simile alla menopausa, con tutti gli effetti del caso, e che per questo di solito vengono utilizzati solo per brevi periodi, circa 6-8 mesi.

Fonte: repubblica.it

Se hai già riscontrato alcuni dei sintomi sopra riportati, non attendere.

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